una ne pensa ma cento ne dice
Il legendario discorso di Silvio B. al Knesset è ormai storia. Berlusconi ha definito un’infamia le leggi razziali del ’38 . “L’Italia trovò la forza di riscattarsi da quell’infamia attraverso la lotta di liberazione dal nazifascismo”- ha detto, commuovendosi anche per il ricordo di mamma Rosa, ed ha continuato dicendo che Israele rappresenta “il più grande esempio di democrazia e di libertà nel Medio Oriente. Per noi, come hanno detto sia il Papa Giovanni Paolo II che il Rabbino Elio Toaff, il popolo ebraico è un ‘fratello maggiore e noi, liberali di tutto il mondo, vi ringraziamo per il fatto stesso di esistere”. Ma nell’estate del 2003, Silvio B. non pensava esattamente la stessa cosa: “Era una dittatura assai più benevola” -avrebbe detto all’epoca- “Mussolini non ha ucciso nessuno, ha spedito la gente in vacanza al confino”. Il 17 settembre 2003 il Cavaliere ebbe addirittura un incontro “chiarificatore” [sulla carte] con l’ottuagenario Amos Luzzatto, presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche italiane. In quella sede, Silvio B., pur esprimendo il suo “rammarico” per “la sofferenza” causata dalle sue parole sul Fascismo, non smentì quei giudizi su Mussolini, sostenendo che quelle parole erano state carpite in malafede [ma dai!] da un contesto gioviale quale quello di una cena tra amici. Perchè nessuno se ne è ricordato al Knesset prima di lanciarsi in una lunga standing ovation con annessi ululati? Come al solito l’ipocrisia paga e Silvio è così politically correct. Per fortuna che Silvio c’è!








l'altrui visione